martedì 1 aprile 2014




Le mani che curano

Conversazione con Piero Muraro e Sheila Jackson, insegnanti Bowtech e fondatori dell'Associazione Bowtech Italia.






Prima tu, Piero.Come sei arrivato al Bowen?

Grazie a Sheila. È andata a fare il primo corso in Inghilterra, visto sul trafiletto di una rivista. È tornata entusiasta e mi ha detto di andare subito a fare il corso perché il Bowen “sarà il nostro futuro”. Prima noi facevamo massaggi: io facevo shiatzu, riflessologia plantare... e trovavi sempre il fatto che dava aiuto alle persone ma non risolveva certi problemi. Era un bel sollievo, ma non riuscivi a risolvere determinate cose.
Così sono andato a fare questo corso in Francia, dove c'era un canadese che faceva in quel paese il primo corso di Bowen. Chiaramente qui in Italia non c'era ancora niente. Sono andato a fare questo corso di quattro giorni, tutto concentrato, e sono tornato a casa insoddisfatto. Effettivamente abituato con massaggi forti, questo mi diceva poco o niente. Dicevo “sarà...” E invece sarà stata subito la divina provvidenza, o Tom Bowen che mi ha mandato i casi giusti, fatto sta che sono arrivate delle persone, tra cui una ragazza con l'atrofia muscolare, chiedendomi se potevo aiutarle. Ho pensato proviamo... E ho visto subito gli eccellenti risultati: ad esempio le gambe di questa ragazza erano nere, non circolava più niente, e facendo Bowen un po' alla volta ha cominciato a circolare tutto. Scriveva con una fatica enorme, aiutando una mano con l'altra, portava un corpetto giorno e notte per poter stare su, la mamma era chiaramente disperata... Tutto questo nel giro di un anno è cambiato completamente. Ha cominciato ad usare il corpetto poche ore al giorno, ha proprio cambiato modo di vivere, e per dodici anni è andata avanti sempre meglio.

È un miracolo?

È un miracolo nel senso che il Bowen fa fare al corpo quello di cui ha bisogno. E ho visto negli anni che non c'è nessuna limitazione. Qualunque tipo di problema il tuo corpo cerca di aggiustarlo, e il Bowen aiuta, accelera questo processo. Ad esempio in una frattura dici: ingessiamo. Ma il gesso serve solo per tenere l'osso al suo posto: se tu fai Bowen acceleri questo processo e la guarigione avviene nella metà del tempo.

E questo è stato davvero il tuo futuro...

Abbiamo portato il Bowen in Italia grazie a un medico che ha visto i risultati su un altra ragazza e ci ha chiesto quale tecnica avevamo praticato. Ha voluto assolutamente fare un corso qui, così abbiamo chiamato un istruttore dall'Inghilterra, Alastair McCloughlin, che ha cominciato a fare i primi corsi qua. Lui faceva il corso, io lo aiutavo, Sheila traduceva, e così nel 1999 Ossie Rentsch ci ha passati insegnanti. Da allora abbiamo formato più di 500 persone in Italia come operatori.
La mia fortuna personale è stata quella di girare il mondo. Subito, nel 1999, ho conosciuto Andrew Zoppos, un istruttore di Bowen che ora sta tenendo corsi in Romania, e con lui ho fatto parecchia gavetta. A Perth ho lavorato quasi un anno, e c'è stato tutto un susseguirsi di insegnanti; ho conosciuto molte persone diverse e ho visto anche le differenze nel loro modo di lavorare. Poi sono diventato amico di Ossie ed Elaine Rentsch, quelli che hanno divulgato il Bowtech® nel mondo, e anche con lui ho lavorato tanto. La mia fortuna è stata proprio quella di lavorare con tante persone come queste che mi hanno aiutato a fare esperienza.

Dunque, perché bisogna fare Bowen?

Perché bisogna fare Bowen? Per star meglio!

Invece tu, Sheila, come sei arrivata al Bowen?

Io facevo massaggio svedese, che era molto valido, però cercavo qualcosa di più. Perché fin che tu fai il massaggio, stai bene; il giorno che non lo fai più, non ha cambiato il perché del tuo problema.

Tu sei su un libro, “La mano che cura”. Come ci sei entrata dentro questo libro?

Uno dei nostri studenti è stato contattato da questa signora, Patrizia Sanvitale, che voleva scrivere un articolo sul Bowtech®, e il nostro studente ha indirizzato l'autrice verso noi.

Ce' una foto bellissima tra l'altro, sul libro!

L'unica volta nella mia vita in cui vedo una mia foto e dico: che bella! (ride).

Nella foto sei insieme a un cavallo. E tu sei specializzata nel lavorare con gli animali, perché il Bowtech® offre anche questa possibilità.

Sì. Amo gli animali. Un po' meno quelli a due zampe...(ride)

E funziona il Bowtech® sugli animali?

Funziona, ed è la prova che funziona comunque. Che non è un placebo, o qualcosa che ha a che fare con l'immaginazione o le credenze. Proprio perché sui bambini e sugli animali funziona ancora più velocemente che negli esseri umani adulti, dato che hanno meno muri, meno problemi.

Anche a te chiedo: perché si deve fare Bowen?


Per prevenire, vivere meglio, insomma: per stare bene!



Parallelo alla riga #3








                                      La gioia di vivere preserva - pensai.


            Jean-Claude Izzo, Casino totale

venerdì 7 marzo 2014

Un Angelo alla mia tavola


Conversazione con Costanza Arduino, autrice del libro "Abbracci celesti", della fiaba per bambini "Angelungo e Angelondo", e grande esperta di Angeli.




Chi sono gli angeli?

Quante ore ho a disposizione? (ride)
Gli angeli sono degli esseri spirituali, evoluti più di noi – perché anche noi siamo esseri spirituali – ma la differenza è che noi viviamo in un corpo fisico perché dobbiamo fare questa esperienza terrena. Quello che ci differenzia sono le vibrazioni: perché tutto quello che esiste è fatto di vibrazioni, anche questo tavolo, questo bicchiere, il registratore sono fatti di vibrazioni. Essendo oggetti molto densi hanno vibrazioni molto lente e pesanti. Gli angeli hanno vibrazioni talmente leggere e veloci che normalmente sono invisibili ai nostri sensi. Un'altra differenza rispetto a noi è che loro non hanno mai vissuto in un corpo fisico, quindi noi spesso confondiamo le nostre guide con gli angeli. Spesso si sente dire “mia nonna è il mio angelo custode”... Ma sono due cose diverse. Una cosa è l'angelo che non è mai vissuto in un corpo umano, altra è ad esempio tua nonna che ti fa da guida spirituale in questa vita perché ti ha voluto bene, vuole starti vicino, e sta in questa dimensione intermedia per accompagnarti e darti dei consigli. Ma anche se i nostri cari nell'aldilà sono ad un livello più elevato del nostro, conservano il loro carattere, il loro ego. L'angelo invece non ha mai provato l'esistenza terrena.

Hai detto che “normalmente” sono invisibili. Mi sembra di capire dalle tue parole che invece si possano vedere...

Sono invisibili ai sensi “normali”, comuni. Ma tutti noi, oltre ai sensi conosciuti, ne abbiamo altri che comunque possiamo sviluppare. Quindi tutti possiamo sviluppare la capacità di percepire gli angeli. Tanti di noi li hanno già sviluppati, ma non lo sanno.
Gli angeli comunicano sempre con noi. Ognuno ha degli angeli intorno. Loro ci sono sempre, ma intervengono solo se noi li chiamiamo. Questa è una cosa fondamentale: perché noi abbiamo il libero arbitrio, quindi gli angeli possono starci vicino mentre facciamo le stupidaggini più grosse di questo mondo, ma se noi non chiediamo il loro aiuto non intervengono, ci lasciano anche sbagliare. Se però li chiamiamo, poi dobbiamo stare attenti a sentire le loro risposte. È qui che bisogna imparare a sviluppare i sensi, dato che gli angeli parlano a tutti.
Tanta gente li sente o li vede ma non sa che sono loro, oppure non fa caso a certi segnali perché difficilmente l'angelo si presenta come tu ti sei presentato a me questa sera! Hanno un loro linguaggio. Avendo delle vibrazioni più alte, fanno anche difficoltà a mettersi a livello delle nostre. Hanno un loro codice, un loro linguaggio che dobbiamo imparare a percepire, ad ascoltare.
Si possono presentare tramite la vista, ad esempio con delle luci colorate, scie luminose che appaiono nel nostro campo visivo, delle aure, delle ombre, e chi ha già questa particolarità sviluppata o ha fatto sufficiente esercizio può anche arrivare a vedere l'angelo come una persona. Ma non è la vista la sola modalità. Nei miei corsi sugli angeli ci sono persone che hanno la facoltà di sentirli, ma vogliono vederli, e si fissano su questo... ma possiamo percepirli in altri modi, ad esempio con la voce. Spesso ci capita di sentire chiamare il nostro nome, specialmente alla mattina appena svegli, perché nello stato di dormiveglia la mente non lavora, non giudica. Sono gli angeli che richiedono la nostra attenzione, magari vogliono solo salutarci, o farci capire che ci sono, o semplicemente vogliono che ci interessiamo a loro, e quindi ci chiamano. Oppure possiamo sentire un tintinnio vicino alle orecchie. Ma si può arrivare anche ad ascoltare delle voci, come fossero voci fuori campo. Oppure possiamo avere delle sensazioni (che tante volte sottovalutiamo): una carezza sulla testa, una pacca sulla spalla, sensazioni di caldo o freddo quando entri in una stanza. Anche con dei profumi improvvisi che arrivano in un luogo dove non ci sono assolutamente fiori... Le modalità son tantissime, siamo noi che non siamo capaci di ascoltarle o ci immaginiamo di vedere arrivare l'arcangelo Michele con la spada, mentre loro si fanno ascoltare non solo con sensazioni fisiche, ma anche emotive.
Ad esempio, sei in un momento di difficoltà e ti arriva questa sensazione di profonda gioia, di speranza e sai che tutto si aggiusterà... Sono loro che si fanno sentire in questo modo.

Nella cultura cattolica popolare l'angelo è un bambinello biondo con le alucce. Rispetto a questa immagine, come si pone la visione di un angelo?

Diciamo che l'angelo si fa vedere come vuoi vederlo tu. Se ti aspetti di vederlo con le ali, e dovesse farsi vedere da te, si farà vedere con le ali.
L'angelo c'è in qualsiasi religione, in qualsiasi cultura, ma ognuno lo vede secondo il proprio vissuto.

È una cosa che trascende il cristianesimo, quindi?

Sì. Ci sono angeli che arrivano a prendere anche sembianze umane, arrivano ad aiutarti in quel momento lì e poi scompaiono, perché in un altro modo non potrebbero farsi vedere.
È più facile vederli come dei globi luminosi, con delle fattezze umane ma non particolareggiate. Ma le ali non sono necessarie, dato che si spostano con estrema velocità e possono essere in diversi posti contemporaneamente.
Sono stati rappresentati con le ali perché angelo vuol dire “messaggero”.

Un messaggero è qualcuno che porta un messaggio da un luogo a un altro. Se noi siamo quest'altro luogo a cui i messaggi arrivano, il luogo da cui partono qual è, se di luogo si può parlare?

Infatti non si può parlare di luogo. Anche lì, secondo quello che noi ci aspettiamo. Sono tramite tra Dio e noi, ma anche qui ci sarebbe da parlarne per giorni interi: Dio, la divinità, il Tutto... dipende da come lo vuoi chiamare.

Tu hai scritto due libri che hanno per tema gli angeli. Come sono nati?

A dire la verità, non avevo intenzione di scrivere libri sugli angeli.
Io vedevo già queste figure da bambina, ma mi hanno fatto capire che non era tanto normale vedere o sentire certe cose, quindi ho stoppato questa particolarità abbastanza presto. Finché qualche anno fa, in un periodo in cui ero abbastanza in difficoltà, mi sono svegliata una notte e mi sono messa a disegnare. Così sono nati i primi disegni di angeli, e al mattino quando mi sono svegliata non riuscivo a riconoscere la mia mano, sembrava che li avesse fatti qualcun altro. Mi sono ritrovata con questi disegni che rappresentavano i sette angeli dei chakra, e all'epoca li avevo messi in un cassetto. Però mi tornava l'idea che se i disegni erano arrivati in questo modo strano, all'improvviso, voleva dire che dovevo farne qualcosa. Quindi li ho presi e li ho presentati alla casa editrice che poi li ha editati. Pensavo di offrirli a qualcuno che volesse scrivere un libro sull'argomento. Ma sette non bastavano, e l'editore mi disse di farne altri, e di scrivere. Lì sono andata un po' in crisi... Poi un'estate un'amica mi prestò la sua casa in campagna. Cominciai a camminare per le vigne con matite e fogli nelle tasche... e invece dei disegni arrivarono le parole, in forma di meditazione. E quindi scrivevo e scrivevo, e alla fine mi sono accorta di essere riuscita a scrivere prima ancora che a disegnare. Ho dovuto fare poi il contrario di quello che immaginavo, cioè illustrare gli scritti con i disegni. E così piano piano è nato questo libro, fatto di ventidue carte e ventidue meditazioni da abbinare.

Quindi anche l'ispirazione proviene dagli angeli.

Sì. È un altro modo di comunicare. Tantissimi scienziati, inventori, hanno avuto ispirazioni provenienti da loro.

E il secondo libro?

Anche quello è arrivato in una maniera molto simile. Una mattina mi sono svegliata con una voce che mi girava in testa, come se mi raccontasse una storia. Ho cominciato subito a trascrivere, e così è venuto fuori un libro per bambini. Non credo di avere nessun merito, perché potrei proprio dire che mi è stato dettato! Il merito semmai è stato quello di fare i disegni dei personaggi così come li immaginavo mentre scrivevo, ma del testo non ho più cambiato niente, neanche una virgola.

Questi esseri di luce hanno delle finalità, o anche questo è un discorso umano, troppo umano?

Tutti veniamo al mondo con uno scopo. Quando è finita un'incarnazione e dobbiamo cominciarne un'altra, decidiamo a tavolino quale sarà. Immaginala così: ci mettiamo lì con gli angeli tutti intorno al tavolo (l'arcangelo Gabriele è lo specialista di questa attività) e con loro decidiamo in che famiglia vogliamo nascere, in che contesto sociale, in quale epoca, e qual è lo scopo della nostra vita. Dopo di che, venuti sulla terra, ci dimentichiamo di tutto. Il compito dell'esistenza è ricordare qual è il nostro scopo, e cercare anche di realizzarlo. Prima di reincarnarci facciamo anche questa promessa: che utilizzeremo al meglio la vita che ci viene data e che metteremo al servizio degli altri quello che è il nostro talento.
Solo che arrivati qua siamo nella nebbia, no? Arriviamo dal mondo dell'unità nel mondo della dualità, e perdiamo facilmente la bussola.
Uno dei principali compiti dell'angelo è farci ricordare qual è lo scopo della nostra vita e aiutarci a compierlo. Ci proteggono e guidano proprio per questo, perché loro non si sono dimenticati della nostra promessa. Anche le classiche coincidenze, il caso... quello è proprio il giochino degli angeli, loro sono maestri nelle coincidenze. Nel momento in cui noi incrociamo la strada che dobbiamo fare, quello è il momento in cui l'angelo si manifesta con ciò che chiamiamo caso, coincidenza, per farci capire che siamo vicini a intraprendere la strada giusta.

Ci sono gerarchie tra gli angeli?

Ci sono libri interi sull'argomento. La kabbala è quella più attendibile. Ti posso dire che, così come per gli uomini, ci sono tanti tipi di angeli. Alcuni hanno energie minori, altri più grandi. Angeli minori possono essere quelli che stanno vicino a noi, gli angeli custodi; poi ci sono quelli che stanno a capo di grandi progetti universali, gli angeli delle foreste, delle catene montuose, quelli che devono promuovere la pace, fino ad arrivare ai più grandi, gli angeli delle nazioni, dei pianeti, delle galassie... Immaginati che energia enorme hanno questi ultimi.

Se l'obiettivo tende sempre al bene, possiamo dunque dire che un feroce dittatore semplicemente gli angeli non li ha mai ascoltati?

Tutti quando nasciamo abbiamo l'angelo vicino. E le vibrazioni che hanno loro sono di luce... Quando li ascolti, è perché ti avvicini alle loro vibrazioni. Non per niente si possono percepire più facilmente negli stati meditativi, dove alzi le tue vibrazioni a un livello più vicino alle loro frequenze.
Poi, come ripeto, esiste il libero arbitrio, se non li vuoi ascoltare non li ascolti.

Ci sono angeli qui, adesso?


Sì, ci sono (sorride) ...

Parallelo alla riga #2


[...] il mistero autentico non è quello cui la mente si arrende con compiaciuta superstizione, ma quello che la ragione non cessa di indagare con i suoi strumenti.



Claudio Magris, Danubio

lunedì 3 febbraio 2014


Un respiro lungo cinquemila anni

Conversazione con Renata Carpignano, riflessologa, master Reiki, e naturalmente insegnante Yoga.





Da quanto tempo fai yoga?

Lo yoga fa parte della mia vita dal lontano 1998, anno in cui nella mia vita alcune cose erano finite ed era necessario un cambiamento. Avvertivo un movimento interiore che mi creava una sorta di insoddisfazione per lo stato attuale delle cose. Sostanzialmente c'era l'impulso per iniziare la ricerca di me stessa. Avendo come sottofondo musicale interiore quest'idea dello yoga, ma non trovando la sede dove praticarlo, ero un po' scoraggiata. Tuttavia l'Universo venne in mio soccorso: siccome io non andavo a cercare lo yoga, lo yoga è venuto da me. Entrò nella farmacia dove lavoravo la mia futura insegnante a portare delle locandine di una scuola che aveva la sede a due isolati dal luogo di lavoro. Espose questi volantini e alla prima occasione li andai a leggere. Il giorno dopo telefonai e prenotai la lezione di prova per la settimana successiva.

E lì è stato amore.

Amore a prima vista. È stata la comprensione della mia strada. Da quel momento lo yoga ha fatto parte della mia vita.

Quindi lo yoga come strumento di trasformazione?

Come inizio di un percorso di consapevolezza. Infatti la scuola che frequentavo si chiamava Prayana... Prayana ha una radice sanscrita che può essere fra le altre cose interpretata come “l'inizio di...”. E per me è stato veramente l'inizio di un percorso cominciato allora e che ancora non si è concluso. Lo yoga è stato il primo approccio di questo mio cambiamento, e attraverso di esso ho avuto modo di conoscere anche il Reiki, a cui ho aderito quasi subito. Da lì il mio percorso è stato ancora più intenso, perché da quando ebbi l'iniziazione al primo livello di Reiki (ora è Master, n.d.b.) tutto si è svolto alla velocità della luce.... una vera accelerazione..... È stato come il lancio di un missile nell'universo della conoscenza.

Nel corso degli anni sono fiorite tutta una serie di varianti dello yoga. Ma lo yoga è sempre uno?

Yoga significa “unione”. Può essere interpretato a seconda delle scuole, del maestro che l'ha introdotto in Europa e nel mondo occidentale in generale, può aver avuto interpretazioni diverse, perfezionamenti, adattamenti a quello che è lo spirito occidentale, ma in sostanza le āsana sono sempre uguali. L'impostazione delle pratiche yoga è sempre la stessa, passando attraverso il lavoro sul corpo (le āsana), attraverso la consapevolezza del respiro, all'educazione del respiro (gli esercizi del prānāyāma), alle forme di educazione della mente alla meditazione, attraverso vari mezzi che nello yoga spaziano dalla concentrazione sul respiro alla recitazione dei mantra, alla consapevolezza del corpo... sono tutti mezzi che portano la mente in uno stato di acutezza delle percezioni, di consapevolezza del proprio vero essere.
Poi lo Yoga si può chiamare in vari modi, ma alla fine lo scopo principale è il medesimo: unire se stessi alla propria vera natura e a tutto ciò che ci circonda. Nel capire che non c'è separazione tra noi e il resto, nel capire di essere goccia nell'oceano: di essere della stessa sostanza di tutto quello che ci circonda, quindi vibrazione pura, quindi suono puro.

Om?

Om (ride).

Se qualcuno ti dicesse “io non voglio fare yoga perché non mi piacciono le cose che hanno un'origine religiosa”, tu cosa risponderesti?

Intanto che lo yoga non è una religione. La sua attinenza con la filosofia induista serve semplicemente a noi occidentali per capire a livello mentale di cosa si sta parlando. Per spiegare gli effetti di ciò che si fa nello yoga, è necessario avere una cognizione di che cosa significhino determinate cose. È necessario a un certo punto capire la struttura del corpo energetico; che oltre al corpo fisico c'è un corpo emozionale, che ce n'è uno spirituale, che l'energia che attraversa il corpo transita per dei canali che si chiamano nadi, che ci sono dei centri energetici chiamati chakra che distribuiscono questa energia a livello del corpo fisico e anche a livello dei corpi sottili. Per cui l'attinenza con la religione è assolutamente forzosa. Ovviamente si può anche condividere qualcosa della filosofia induista, ma questa è una scelta personale, soprattutto per quanto riguarda la credenza nella reincarnazione e nelle leggi del Karma, che regolano appunto il ritmo delle rinascite. Detto questo, si può trarre fonte di ispirazione in senso lato, come lo si può trarre da qualunque altro libro importante facente parte della nostra cultura, dagli episodi dell'Odissea ad altri romanzi epici. Così ci sono dei testi che fanno parte della filosofia induista da cui si può trarre ispirazione, tipo la Bhagavad Gita, che è un episodio della Mahābhārata, il grande poema epico che descrive l'epopea indiana. Oppure da altri importanti testi vedici antichi, traendone quelli che sono gli insegnamenti metaforici. Lì è una scelta personale. Si può praticare yoga ed essere un cattolico fervente, per esempio. Per cui non c'è assolutamente attinenza tra chi pratica yoga e chi vuole invece aderire a un principio religioso.

All'inizio hai detto che quando stavi cercando la tua strada era come se seguissi una tua musica interiore, non sapendo ancora che ti avrebbe portato allo yoga. Quindi l'augurio è quello che ognuno segua la propria musica interiore...

Proprio così.... e saperne trascrivere gli accordi migliori!



PARALLELO ALLA RIGA #1

Francesco Piccolo, La separazione del maschio


Se uno sapesse che tutto ciò che accade ha una sua potenza naturale alla quale ci si adatta senza consapevolezza e senza preparazione, se uno sapesse che senza fare nulla è all’altezza del compito che gli è stato dato, affronterebbe la vita in modo diverso. Forse è per questo motivo che non deve saperlo.






martedì 7 gennaio 2014

Due passi sotto l'iceberg


Conversazione con Stefano Meletti, 
facilitatore di Psych-k®


Come mai sei arrivato a Psych-k®?

Ci sono arrivato dopo essere stato a una conferenza. È nato tutto da lì, da Bruce Lipton, l'autore de La biologia delle credenze, che racconta come noi viviamo la vita sotto dei filtri percettivi che ci fanno interpretare la realtà a seconda di come crediamo che sia sulla base dei condizionamenti ricevuti. E siccome lui dopo avere anche dimostrato questi aspetti, parlando delle tecniche di tipologia energetica per superare in modo più rapido questi blocchi che spesso e volentieri abbiamo, ha parlato di Psych-k® e ha detto: “Io ho cambiato la mia vita in due mesi grazie a Psych-k®”... Io manco sapevo chi fosse lui, ma quella frase mi si è piantata dentro tantissimo, e lì ho approfondito.

E anche tu hai cambiato la tua vita?

Sì, decisamente. Non in due mesi, eh, ci ho messo di più... (ride) Però sì.

Non ci si improvvisa ovviamente operatori di Psych-k®.

No. Ho fatto il corso base, due mesi dopo ho fatto il corso avanzato, dove già lavori tanto su te stesso. Non è un corso teorico, è un corso pratico dove lavori su di te insieme ai tuoi partners e cominci a imparare a lavorare anche con gli altri. L'ho messo in pratica, poi ho fatto il corso Divine – lo dice anche il nome, no? – per la connessione con una parte più divina. E quest'anno ho fatto il corso specifico per la salute. Altri tre giorni full immersion che ci hanno ribaltato ancora... quindi oggi si può aiutare di più le persone a lavorare sugli aspetti della salute. Non è che siamo dottori, o medici. Ma si può far tanto a livello energetico anche sulla salute.

Tu che formazione hai come estrazione?

Tutto quello che poteva essere l'opposto. Io sono perito chimico e laureato in chimica industriale, dove devi dimostrare le cose in modo pratico-scientifico, cioè tutto il contrario di quello che succede qua.

Secondo te c'è contrasto tra questi due momenti della tua vita?

Io fino a due anni fa, di chi mi avesse parlato di questi argomenti, avrei pensato che era un pazzo, che gli avevano fatto il lavaggio del cervello (ride). Poi l'ho sperimentato su di me, ho visto che funziona. E poi è nato pian piano con gli amici che mi hanno detto “ma cosa stai combinando?”... qualcun altro s'è accorto dei cambiamenti, e quindi io come dico sempre sono uno scettico, ma aperto. Se funziona va bene. E vedo che funziona, quindi la mia mente razionale è rimasta, ma è nato anche qualcos'altro che crede anche a ciò che non si può toccar con mano.

Nella presentazione che ho visto mi era piaciuto molto l'esempio dell'iceberg.

Il concetto è questo: noi da adulti spesso crediamo di poter gestire la nostra vita coi pensieri, la logica, la forza di volontà. In realtà quello che ci comanda è una parte più profonda e nascosta che è l'inconscio, dove sono installati fin da bambini quei files che ci condizionano la vita su ciò che è giusto, sbagliato, meritevole, immeritevole, ciò che ci procura dolore o piacere. Quello è ciò che comanda la nostra vita. L'esempio dell'iceberg è: un iceberg emerge dall'acqua per una piccola parte, ma ciò che sceglie la direzione dell'iceberg, che lo fa andare in una direzione o un'altra, non è il vento che colpisce la parte esposta che noi vediamo, ma è la direzione della corrente del mare che c'è sotto. Spesso noi crediamo di poter andare in una direzione col pensiero, con la mente, ma se sotto l'iceberg – inteso come l'inconscio – va da un'altra parte, andiamo da un'altra parte.

In Psych-k® si utilizza il test chinesiologico. Come funziona?

In Psych-k® si prende dalla chinesiologia questo test che, per semplificare, è come una specie di “macchina della verità” del corpo umano. Si basa sul fatto che quando noi chiediamo al nostro cervello di contrarre un determinato muscolo – in genere si lavora sulla spalla, sul deltoide, perché è un muscolo abbastanza grosso e forte – se affermiamo una credenza che è in distonia, in disaccordo con quello che crede il nostro inconscio, la forza che il nostro muscolo è in grado di esercitare è leggermente più debole di quando siamo invece in accordo. Quindi, attraverso il test chinesiologico, facendo una leggera pressione sul polso di una persona col braccio steso, a parità di pressione esercitata, se la persona afferma qualcosa in cui crede profondamente, e chiediamo alla persona di mantenere il braccio in posizione orizzontale mentre applichiamo la forza, normalmente il braccio resta su; ma se la persona afferma qualcosa che nel suo inconscio non crede, la stessa pressione fa scendere quel braccio, anche se lui cerca di tenerlo in posizione orizzontale. Quindi si hanno degli accessi all'inconscio. Questo stesso tipo di reazione si ha in altri casi: se la persona vive un'emozione positiva ha più forza che se sta vivendo un'emozione negativa – quindi il test ci dice se la persona sta vivendo uno stress depotenziante o un'emozione potenziante; e anche su un'affermazione o negazione: con il sì rimane più forte, con il no diventa più debole.

Puoi arrivare a bilanciare questi squilibri?

Il test ci permette di capire qual è la vera percezione del nostro inconscio in merito a quello che vorremmo cambiare o modificare, o andare a scoprire. E attraverso questa risposta, se il sistema del partner con cui stiamo lavorando ci dice che è sicuro e appropriato andare a fare quel lavoro che stiamo proponendo, a questa condizione si può aiutare la persona che ha individuato una credenza limitante a trasformarla in una credenza potenziante – attraverso quello che si chiama bilanciamento. Oppure se uno non ha una credenza limitante ma non ha nemmeno una credenza potenziante, la si può aiutare a creare una credenza potenziante che va direttamente nell'inconscio.

Il fatto che oggi ci siano degli scienziati che si occupano di questi argomenti cosa ti suggerisce? Che la scienza oggi stia cambiando rotta e si stia avvicinando ad argomenti che prima erano assolutamente fuori dai suoi postulati?

Penso che oggi ci sia una maggiore apertura su cose che prima non erano nemmeno pronunciabili. Questa primavera al festival olistico di Milano ho ascoltato scienziati che hanno cominciato a portare nel mondo medico le tesi della fisica quantistica. Ci vorrà del tempo, perché destabilizza un po' il sistema pensare che in certi casi puoi lavorare sul piano energetico e non su quello farmacologico. Ma anche così, senza pretendere di sostituirla, il lavoro con Psych-k® si può tranquillamente affiancare alla medicina tradizionale.

Tu lavori molto sul piano energetico con Psych-k®?

Si lavora molto con l'inconscio. Sempre in accordo con l'altra persona, perché nulla avviene se non c'è il consenso dell'altro, non tanto sul piano razionale quanto a livello inconscio, della sua parte superiore che sa cos'è giusto per lui. Questa è la cosa che più mi piace.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Mi viene da aggiungere che Psych-k® non è l'unico strumento che esista per lavorare su se stessi anzi, ce ne sono tanti, io ne ho sperimentati altri e consiglio a chiunque di sperimentarne altri. Però per me questo è uno di quelli più veloci se non il più veloce in assoluto per riconoscere prima di tutto di avere delle credenze limitanti, per cambiarle; soprattutto è molto rispettoso della persona ed è sicuro, perché si chiede sempre alla parte superiore dell'altra persona – che sa cosa è giusto per lei – se è sicuro e appropriato fare quella certa azione che si vorrebbe intraprendere. Se è no, non si fa, non in quel momento almeno. E questo permette sempre di rispettare gli altri ed evitare il rischio di aprire vasi di Pandora, che vengano fuori cose che non andrebbero tirate fuori se non è il momento, quindi agisce più sulla soluzione che non sul cercare il problema. E per questo che è rapido.