Blog di filosofia olistica. "E se devono esserci uomini che costruiscono...certo dovrà esserci anche un uomo che vede" (Hermann Hesse)
martedì 1 aprile 2014
Le mani che curano Conversazione con Piero Muraro e Sheila Jackson, insegnanti Bowtech e fondatori dell'Associazione Bowtech Italia.
Prima tu, Piero.Come
sei arrivato al Bowen?
Grazie
a Sheila. È andata a fare il primo corso in Inghilterra, visto sul
trafiletto di una rivista. È tornata entusiasta e mi ha detto di
andare subito a fare il corso perché il Bowen “sarà il nostro
futuro”. Prima noi facevamo massaggi: io facevo shiatzu,
riflessologia plantare... e trovavi sempre il fatto che dava aiuto
alle persone ma non risolveva certi problemi. Era un bel sollievo, ma
non riuscivi a risolvere determinate cose.
Così
sono andato a fare questo corso in Francia, dove c'era un canadese
che faceva in quel paese il primo corso di Bowen. Chiaramente qui in
Italia non c'era ancora niente. Sono andato a fare questo corso di
quattro giorni, tutto concentrato, e sono tornato a casa
insoddisfatto. Effettivamente abituato con massaggi forti, questo mi
diceva poco o niente. Dicevo “sarà...” E invece sarà stata
subito la divina provvidenza, o Tom Bowen che mi ha mandato i casi
giusti, fatto sta che sono arrivate delle persone, tra cui una
ragazza con l'atrofia muscolare, chiedendomi se potevo aiutarle. Ho
pensato proviamo... E ho visto subito gli eccellenti risultati: ad
esempio le gambe di questa ragazza erano nere, non circolava più
niente, e facendo Bowen un po' alla volta ha cominciato a circolare
tutto. Scriveva con una fatica enorme, aiutando una mano con l'altra,
portava un corpetto giorno e notte per poter stare su, la mamma era
chiaramente disperata... Tutto questo nel giro di un anno è cambiato
completamente. Ha cominciato ad usare il corpetto poche ore al
giorno, ha proprio cambiato modo di vivere, e per dodici anni è
andata avanti sempre meglio.
È
un miracolo?
È
un miracolo nel senso che il Bowen fa fare al corpo quello di cui ha
bisogno. E ho visto negli anni che non c'è nessuna limitazione.
Qualunque tipo di problema il tuo corpo cerca di aggiustarlo, e il
Bowen aiuta, accelera questo processo. Ad esempio in una frattura
dici: ingessiamo. Ma il gesso serve solo per tenere l'osso al suo
posto: se tu fai Bowen acceleri questo processo e la guarigione
avviene nella metà del tempo.
E
questo è stato davvero il tuo futuro...
Abbiamo
portato il Bowen in Italia grazie a un medico che ha visto i
risultati su un altra ragazza e ci ha chiesto quale tecnica avevamo
praticato. Ha voluto assolutamente fare un corso qui, così abbiamo
chiamato un istruttore dall'Inghilterra, Alastair McCloughlin, che
ha cominciato a fare i primi corsi qua. Lui faceva il corso, io lo
aiutavo, Sheila traduceva, e così nel 1999 Ossie Rentsch ci ha
passati insegnanti. Da allora abbiamo formato più di 500 persone in
Italia come operatori.
La
mia fortuna personale è stata quella di girare il mondo. Subito, nel
1999, ho conosciuto Andrew Zoppos, un istruttore di Bowen che ora sta
tenendo corsi in Romania, e con lui ho fatto parecchia gavetta. A
Perth ho lavorato quasi un anno, e c'è stato tutto un susseguirsi di
insegnanti; ho conosciuto molte persone diverse e ho visto anche le
differenze nel loro modo di lavorare. Poi sono diventato amico di
Ossie ed Elaine Rentsch, quelli che hanno divulgato il Bowtech®
nel mondo, e anche con lui ho lavorato tanto. La mia fortuna è stata
proprio quella di lavorare con tante persone come queste che mi hanno
aiutato a fare esperienza.
Dunque,
perché bisogna fare Bowen?
Perché
bisogna fare Bowen? Per star meglio!
Invece tu, Sheila, come
sei arrivata al Bowen?
Io
facevo massaggio svedese, che era molto valido, però cercavo
qualcosa di più. Perché fin che tu fai il massaggio, stai bene; il
giorno che non lo fai più, non ha cambiato il perché del tuo
problema.
Tu
sei su un libro, “La mano che cura”. Come ci sei entrata dentro
questo libro?
Uno
dei nostri studenti è stato contattato da questa signora, Patrizia
Sanvitale, che voleva scrivere un articolo sul Bowtech®,
e il nostro studente ha indirizzato l'autrice verso noi.
Ce'
una foto bellissima tra l'altro, sul libro!
L'unica
volta nella mia vita in cui vedo una mia foto e dico: che bella!
(ride).
Nella
foto sei insieme a un cavallo. E tu sei specializzata nel lavorare
con gli animali, perché il Bowtech®
offre anche questa possibilità.
Sì.
Amo gli animali. Un po' meno quelli a due zampe...(ride)
E
funziona il Bowtech®
sugli animali?
Funziona,
ed è la prova che funziona comunque. Che non è un placebo, o
qualcosa che ha a che fare con l'immaginazione o le credenze. Proprio
perché sui bambini e sugli animali funziona ancora più velocemente
che negli esseri umani adulti, dato che hanno meno muri, meno
problemi.
Anche
a te chiedo: perché si deve fare Bowen?
Per
prevenire, vivere meglio, insomma: per stare bene!
Conversazione con Costanza Arduino, autrice del libro "Abbracci celesti", della fiaba per bambini "Angelungo e Angelondo", e grande esperta di Angeli.
Chi
sono gli angeli?
Quante
ore ho a disposizione? (ride)
Gli
angeli sono degli esseri spirituali, evoluti più di noi – perché
anche noi siamo esseri spirituali – ma la differenza è che noi
viviamo in un corpo fisico perché dobbiamo fare questa esperienza
terrena. Quello che ci differenzia sono le vibrazioni: perché tutto
quello che esiste è fatto di vibrazioni, anche questo tavolo, questo
bicchiere, il registratore sono fatti di vibrazioni. Essendo oggetti
molto densi hanno vibrazioni molto lente e pesanti. Gli angeli hanno
vibrazioni talmente leggere e veloci che normalmente sono invisibili
ai nostri sensi. Un'altra differenza rispetto a noi è che loro non
hanno mai vissuto in un corpo fisico, quindi noi spesso confondiamo
le nostre guide con gli angeli. Spesso si sente dire “mia nonna è
il mio angelo custode”... Ma sono due cose diverse. Una cosa è
l'angelo che non è mai vissuto in un corpo umano, altra è ad
esempio tua nonna che ti fa da guida spirituale in questa vita perché
ti ha voluto bene, vuole starti vicino, e sta in questa dimensione
intermedia per accompagnarti e darti dei consigli. Ma anche se i
nostri cari nell'aldilà sono ad un livello più elevato del nostro,
conservano il loro carattere, il loro ego. L'angelo invece non ha mai
provato l'esistenza terrena.
Hai
detto che “normalmente” sono invisibili. Mi sembra di capire
dalle tue parole che invece si possano vedere...
Sono
invisibili ai sensi “normali”, comuni. Ma tutti noi, oltre ai
sensi conosciuti, ne abbiamo altri che comunque possiamo sviluppare.
Quindi tutti possiamo sviluppare la capacità di percepire gli
angeli. Tanti di noi li hanno già sviluppati, ma non lo sanno.
Gli
angeli comunicano sempre con noi. Ognuno ha degli angeli intorno.
Loro ci sono sempre, ma intervengono solo se noi li chiamiamo. Questa
è una cosa fondamentale: perché noi abbiamo il libero arbitrio,
quindi gli angeli possono starci vicino mentre facciamo le
stupidaggini più grosse di questo mondo, ma se noi non chiediamo il
loro aiuto non intervengono, ci lasciano anche sbagliare. Se però li
chiamiamo, poi dobbiamo stare attenti a sentire le loro risposte. È
qui che bisogna imparare a sviluppare i sensi, dato che gli angeli
parlano a tutti.
Tanta
gente li sente o li vede ma non sa che sono loro, oppure non fa caso
a certi segnali perché difficilmente l'angelo si presenta come tu ti
sei presentato a me questa sera! Hanno un loro linguaggio. Avendo
delle vibrazioni più alte, fanno anche difficoltà a mettersi a
livello delle nostre. Hanno un loro codice, un loro linguaggio che
dobbiamo imparare a percepire, ad ascoltare.
Si
possono presentare tramite la vista, ad esempio con delle luci
colorate, scie luminose che appaiono nel nostro campo visivo, delle
aure, delle ombre, e chi ha già questa particolarità sviluppata o
ha fatto sufficiente esercizio può anche arrivare a vedere l'angelo
come una persona. Ma non è la vista la sola modalità. Nei miei
corsi sugli angeli ci sono persone che hanno la facoltà di sentirli,
ma vogliono vederli, e si fissano su questo... ma possiamo percepirli
in altri modi, ad esempio con la voce. Spesso ci capita di sentire
chiamare il nostro nome, specialmente alla mattina appena svegli,
perché nello stato di dormiveglia la mente non lavora, non giudica.
Sono gli angeli che richiedono la nostra attenzione, magari vogliono
solo salutarci, o farci capire che ci sono, o semplicemente vogliono
che ci interessiamo a loro, e quindi ci chiamano. Oppure possiamo
sentire un tintinnio vicino alle orecchie. Ma si può arrivare anche
ad ascoltare delle voci, come fossero voci fuori campo. Oppure
possiamo avere delle sensazioni (che tante volte sottovalutiamo): una
carezza sulla testa, una pacca sulla spalla, sensazioni di caldo o
freddo quando entri in una stanza. Anche con dei profumi improvvisi
che arrivano in un luogo dove non ci sono assolutamente fiori... Le
modalità son tantissime, siamo noi che non siamo capaci di
ascoltarle o ci immaginiamo di vedere arrivare l'arcangelo Michele
con la spada, mentre loro si fanno ascoltare non solo con sensazioni
fisiche, ma anche emotive.
Ad
esempio, sei in un momento di difficoltà e ti arriva questa
sensazione di profonda gioia, di speranza e sai che tutto si
aggiusterà... Sono loro che si fanno sentire in questo modo.
Nella
cultura cattolica popolare l'angelo è un bambinello biondo con le
alucce. Rispetto a questa immagine, come si pone la visione di un
angelo?
Diciamo
che l'angelo si fa vedere come vuoi vederlo tu. Se ti aspetti di
vederlo con le ali, e dovesse farsi vedere da te, si farà vedere con
le ali.
L'angelo
c'è in qualsiasi religione, in qualsiasi cultura, ma ognuno lo vede
secondo il proprio vissuto.
È
una cosa che trascende il cristianesimo, quindi?
Sì. Ci sono angeli che arrivano a prendere anche sembianze umane,
arrivano ad aiutarti in quel momento lì e poi scompaiono, perché in
un altro modo non potrebbero farsi vedere.
È
più facile vederli come dei globi luminosi, con delle fattezze umane
ma non particolareggiate. Ma le ali non sono necessarie, dato che si
spostano con estrema velocità e possono essere in diversi posti
contemporaneamente.
Sono
stati rappresentati con le ali perché angelo vuol dire “messaggero”.
Un
messaggero è qualcuno che porta un messaggio da un luogo a un altro.
Se noi siamo quest'altro luogo a cui i messaggi arrivano, il luogo da
cui partono qual è, se di luogo si può parlare?
Infatti
non si può parlare di luogo. Anche lì, secondo quello che noi ci
aspettiamo. Sono tramite tra Dio e noi, ma anche qui ci sarebbe da
parlarne per giorni interi: Dio, la divinità, il Tutto... dipende da
come lo vuoi chiamare.
Tu
hai scritto due libri che hanno per tema gli angeli. Come sono nati?
A
dire la verità, non avevo intenzione di scrivere libri sugli angeli.
Io
vedevo già queste figure da bambina, ma mi hanno fatto capire che
non era tanto normale vedere o sentire certe cose, quindi ho stoppato
questa particolarità abbastanza presto. Finché qualche anno fa, in
un periodo in cui ero abbastanza in difficoltà, mi sono svegliata
una notte e mi sono messa a disegnare. Così sono nati i primi
disegni di angeli, e al mattino quando mi sono svegliata non riuscivo
a riconoscere la mia mano, sembrava che li avesse fatti qualcun
altro. Mi sono ritrovata con questi disegni che rappresentavano i
sette angeli dei chakra, e all'epoca li avevo messi in un cassetto.
Però mi tornava l'idea che se i disegni erano arrivati in questo
modo strano, all'improvviso, voleva dire che dovevo farne qualcosa.
Quindi li ho presi e li ho presentati alla casa editrice che poi li
ha editati. Pensavo di offrirli a qualcuno che volesse scrivere un
libro sull'argomento. Ma sette non bastavano, e l'editore mi disse di
farne altri, e di scrivere. Lì sono andata un po' in crisi... Poi
un'estate un'amica mi prestò la sua casa in campagna. Cominciai a
camminare per le vigne con matite e fogli nelle tasche... e invece
dei disegni arrivarono le parole, in forma di meditazione. E quindi
scrivevo e scrivevo, e alla fine mi sono accorta di essere riuscita
a scrivere prima ancora che a disegnare. Ho dovuto fare poi il
contrario di quello che immaginavo, cioè illustrare gli scritti con
i disegni. E così piano piano è nato questo libro, fatto di
ventidue carte e ventidue meditazioni da abbinare.
Quindi
anche l'ispirazione proviene dagli angeli.
Sì.
È un altro modo di comunicare. Tantissimi scienziati, inventori,
hanno avuto ispirazioni provenienti da loro.
E
il secondo libro?
Anche
quello è arrivato in una maniera molto simile. Una mattina mi sono
svegliata con una voce che mi girava in testa, come se mi raccontasse
una storia. Ho cominciato subito a trascrivere, e così è venuto
fuori un libro per bambini. Non credo di avere nessun merito, perché
potrei proprio dire che mi è stato dettato! Il merito semmai è
stato quello di fare i disegni dei personaggi così come li
immaginavo mentre scrivevo, ma del testo non ho più cambiato niente,
neanche una virgola.
Questi
esseri di luce hanno delle finalità, o anche questo è un discorso
umano, troppo umano?
Tutti
veniamo al mondo con uno scopo. Quando è finita un'incarnazione e
dobbiamo cominciarne un'altra, decidiamo a tavolino quale sarà.
Immaginala così: ci mettiamo lì con gli angeli tutti intorno al
tavolo (l'arcangelo Gabriele è lo specialista di questa attività) e
con loro decidiamo in che famiglia vogliamo nascere, in che contesto
sociale, in quale epoca, e qual è lo scopo della nostra vita. Dopo
di che, venuti sulla terra, ci dimentichiamo di tutto. Il compito
dell'esistenza è ricordare qual è il nostro scopo, e cercare anche
di realizzarlo. Prima di reincarnarci facciamo anche questa promessa:
che utilizzeremo al meglio la vita che ci viene data e che metteremo
al servizio degli altri quello che è il nostro talento.
Solo
che arrivati qua siamo nella nebbia, no? Arriviamo dal mondo
dell'unità nel mondo della dualità, e perdiamo facilmente la
bussola.
Uno
dei principali compiti dell'angelo è farci ricordare qual è lo
scopo della nostra vita e aiutarci a compierlo. Ci proteggono e
guidano proprio per questo, perché loro non si sono dimenticati
della nostra promessa. Anche le classiche coincidenze, il caso...
quello è proprio il giochino degli angeli, loro sono maestri nelle
coincidenze. Nel momento in cui noi incrociamo la strada che dobbiamo
fare, quello è il momento in cui l'angelo si manifesta con ciò che
chiamiamo caso, coincidenza, per farci capire che siamo vicini a
intraprendere la strada giusta.
Ci
sono gerarchie tra gli angeli?
Ci
sono libri interi sull'argomento. La kabbala è quella più
attendibile. Ti posso dire che, così come per gli uomini, ci sono
tanti tipi di angeli. Alcuni hanno energie minori, altri più grandi.
Angeli minori possono essere quelli che stanno vicino a noi, gli
angeli custodi; poi ci sono quelli che stanno a capo di grandi
progetti universali, gli angeli delle foreste, delle catene montuose,
quelli che devono promuovere la pace, fino ad arrivare ai più
grandi, gli angeli delle nazioni, dei pianeti, delle galassie...
Immaginati che energia enorme hanno questi ultimi.
Se
l'obiettivo tende sempre al bene, possiamo dunque dire che un feroce
dittatore semplicemente gli angeli non li ha mai ascoltati?
Tutti
quando nasciamo abbiamo l'angelo vicino. E le vibrazioni che hanno
loro sono di luce... Quando li ascolti, è perché ti avvicini alle
loro vibrazioni. Non per niente si possono percepire più facilmente
negli stati meditativi, dove alzi le tue vibrazioni a un livello più
vicino alle loro frequenze.
Poi,
come ripeto, esiste il libero arbitrio, se non li vuoi ascoltare non
li ascolti.
[...] il mistero autentico non è quello cui la mente si arrende con compiaciuta superstizione, ma quello che la ragione non cessa di indagare con i suoi strumenti.
Claudio Magris, Danubio
lunedì 3 febbraio 2014
Un respiro lungo cinquemila anni
Conversazione con Renata Carpignano, riflessologa, master Reiki, e naturalmente insegnante Yoga.
Da quanto tempo
fai yoga?
Lo yoga fa parte
della mia vita dal lontano 1998, anno in cui nella mia vita alcune
cose erano finite ed era necessario un cambiamento. Avvertivo un
movimento interiore che mi creava una sorta di insoddisfazione per lo
stato attuale delle cose. Sostanzialmente c'era l'impulso per
iniziare la ricerca di me stessa. Avendo come sottofondo musicale
interiore quest'idea dello yoga, ma non trovando la sede dove
praticarlo, ero un po' scoraggiata. Tuttavia l'Universo venne in mio
soccorso: siccome io non andavo a cercare lo yoga, lo yoga è venuto
da me. Entrò nella farmacia dove lavoravo la mia futura insegnante a
portare delle locandine di una scuola che aveva la sede a due isolati
dal luogo di lavoro. Espose questi volantini e alla prima occasione
li andai a leggere. Il giorno dopo telefonai e prenotai la lezione
di prova per la settimana successiva.
E lì è stato
amore.
Amore a prima vista.
È stata la comprensione della mia strada. Da quel momento lo yoga ha
fatto parte della mia vita.
Quindi lo yoga
come strumento di trasformazione?
Come inizio di un
percorso di consapevolezza. Infatti la scuola che frequentavo si
chiamava Prayana... Prayana ha una radice sanscrita che può essere
fra le altre cose interpretata come “l'inizio di...”. E per me è
stato veramente l'inizio di un percorso cominciato allora e che
ancora non si è concluso. Lo yoga è stato il primo approccio di
questo mio cambiamento, e attraverso di esso ho avuto modo di
conoscere anche il Reiki, a cui ho aderito quasi subito. Da lì il
mio percorso è stato ancora più intenso, perché da quando ebbi
l'iniziazione al primo livello di Reiki (ora è Master, n.d.b.)
tutto si è svolto alla velocità della luce.... una vera
accelerazione..... È stato come il lancio di un missile
nell'universo della conoscenza.
Nel corso degli
anni sono fiorite tutta una serie di varianti dello yoga. Ma lo yoga
è sempre uno?
Yoga significa
“unione”. Può essere interpretato a seconda delle scuole, del
maestro che l'ha introdotto in Europa e nel mondo occidentale in
generale, può aver avuto interpretazioni diverse, perfezionamenti,
adattamenti a quello che è lo spirito occidentale, ma in sostanza le
āsana sono sempre uguali.
L'impostazione delle pratiche yoga è sempre la stessa, passando
attraverso il lavoro sul corpo (le āsana),
attraverso la consapevolezza del respiro, all'educazione del respiro
(gli esercizi del prānāyāma),
alle forme di educazione della mente alla meditazione, attraverso
vari mezzi che nello yoga spaziano dalla concentrazione sul respiro
alla recitazione dei mantra, alla consapevolezza del corpo... sono
tutti mezzi che portano la mente in uno stato di acutezza delle
percezioni, di consapevolezza del proprio vero essere.
Poi lo Yoga si può
chiamare in vari modi, ma alla fine lo scopo principale è il
medesimo: unire se stessi alla propria vera natura e a tutto ciò che
ci circonda. Nel capire che non c'è separazione tra noi e il resto,
nel capire di essere goccia nell'oceano: di essere della stessa
sostanza di tutto quello che ci circonda, quindi vibrazione pura,
quindi suono puro.
Om?
Om (ride).
Se qualcuno ti
dicesse “io non voglio fare yoga perché non mi piacciono le cose
che hanno un'origine religiosa”, tu cosa risponderesti?
Intanto che lo yoga
non è una religione. La sua attinenza con la filosofia induista
serve semplicemente a noi occidentali per capire a livello mentale di
cosa si sta parlando. Per spiegare gli effetti di ciò che si fa
nello yoga, è necessario avere una cognizione di che cosa
significhino determinate cose. È necessario a un certo punto capire
la struttura del corpo energetico; che oltre al corpo fisico c'è un
corpo emozionale, che ce n'è uno spirituale, che l'energia che
attraversa il corpo transita per dei canali che si chiamano nadi, che
ci sono dei centri energetici chiamati chakra che distribuiscono
questa energia a livello del corpo fisico e anche a livello dei corpi
sottili. Per cui l'attinenza con la religione è assolutamente
forzosa. Ovviamente si può anche condividere qualcosa della
filosofia induista, ma questa è una scelta personale, soprattutto
per quanto riguarda la credenza nella reincarnazione e nelle leggi
del Karma, che regolano appunto il ritmo delle rinascite. Detto
questo, si può trarre fonte di ispirazione in senso lato, come lo si
può trarre da qualunque altro libro importante facente parte della
nostra cultura, dagli episodi dell'Odissea ad altri romanzi epici.
Così ci sono dei testi che fanno parte della filosofia induista da
cui si può trarre ispirazione, tipo la Bhagavad Gita, che è un
episodio della Mahābhārata,
il grande poema epico che descrive l'epopea indiana. Oppure da altri
importanti testi vedici antichi, traendone quelli che sono gli
insegnamenti metaforici. Lì è una scelta personale. Si può
praticare yoga ed essere un cattolico fervente, per esempio. Per cui
non c'è assolutamente attinenza tra chi pratica yoga e chi vuole
invece aderire a un principio religioso.
All'inizio hai
detto che quando stavi cercando la tua strada era come se seguissi
una tua musica interiore, non sapendo ancora che ti avrebbe portato
allo yoga. Quindi l'augurio è quello che ognuno segua la propria
musica interiore...
Proprio così.... e
saperne trascrivere gli accordi migliori!
Se uno sapesse che
tutto ciò che accade ha una sua potenza naturale alla quale ci si
adatta senza consapevolezza e senza preparazione, se uno sapesse che
senza fare nulla è all’altezza del compito che gli è stato dato,
affronterebbe la vita in modo diverso. Forse è per questo motivo che
non deve saperlo.
martedì 7 gennaio 2014
Due passi sotto l'iceberg
Conversazione con Stefano Meletti, facilitatore di Psych-k®
Come mai sei
arrivato a Psych-k®?
Ci sono arrivato
dopo essere stato a una conferenza. È nato tutto da lì, da Bruce
Lipton, l'autore de La biologia delle credenze, che racconta
come noi viviamo la vita sotto dei filtri percettivi che ci fanno
interpretare la realtà a seconda di come crediamo che sia sulla base
dei condizionamenti ricevuti. E siccome lui dopo avere anche
dimostrato questi aspetti, parlando delle tecniche di tipologia
energetica per superare in modo più rapido questi blocchi che spesso
e volentieri abbiamo, ha parlato di Psych-k®
e ha detto: “Io ho cambiato la mia vita in due mesi grazie a
Psych-k®”... Io manco
sapevo chi fosse lui, ma quella frase mi si è piantata dentro
tantissimo, e lì ho approfondito.
E anche tu hai
cambiato la tua vita?
Sì, decisamente.
Non in due mesi, eh, ci ho messo di più... (ride) Però sì.
Non ci si
improvvisa ovviamente operatori di Psych-k®.
No. Ho fatto il
corso base, due mesi dopo ho fatto il corso avanzato, dove già
lavori tanto su te stesso. Non è un corso teorico, è un corso
pratico dove lavori su di te insieme ai tuoi partners e cominci a
imparare a lavorare anche con gli altri. L'ho messo in pratica, poi
ho fatto il corso Divine – lo dice anche il nome, no? –
per la connessione con una parte più divina. E quest'anno ho fatto
il corso specifico per la salute. Altri tre giorni full immersion che
ci hanno ribaltato ancora... quindi oggi si può aiutare di più le
persone a lavorare sugli aspetti della salute. Non è che siamo
dottori, o medici. Ma si può far tanto a livello energetico anche
sulla salute.
Tu che
formazione hai come estrazione?
Tutto quello che
poteva essere l'opposto. Io sono perito chimico e laureato in chimica
industriale, dove devi dimostrare le cose in modo
pratico-scientifico, cioè tutto il contrario di quello che succede
qua.
Secondo te c'è
contrasto tra questi due momenti della tua vita?
Io fino a due anni
fa, di chi mi avesse parlato di questi argomenti, avrei pensato che
era un pazzo, che gli avevano fatto il lavaggio del cervello (ride).
Poi l'ho sperimentato su di me, ho visto che funziona. E poi è nato
pian piano con gli amici che mi hanno detto “ma cosa stai
combinando?”... qualcun altro s'è accorto dei cambiamenti, e
quindi io come dico sempre sono uno scettico, ma aperto. Se funziona
va bene. E vedo che funziona, quindi la mia mente razionale è
rimasta, ma è nato anche qualcos'altro che crede anche a ciò che
non si può toccar con mano.
Nella
presentazione che ho visto mi era piaciuto molto l'esempio
dell'iceberg.
Il concetto è
questo: noi da adulti spesso crediamo di poter gestire la nostra vita
coi pensieri, la logica, la forza di volontà. In realtà quello che
ci comanda è una parte più profonda e nascosta che è l'inconscio,
dove sono installati fin da bambini quei files che ci condizionano la
vita su ciò che è giusto, sbagliato, meritevole, immeritevole, ciò
che ci procura dolore o piacere. Quello è ciò che comanda la nostra
vita. L'esempio dell'iceberg è: un iceberg emerge dall'acqua per una
piccola parte, ma ciò che sceglie la direzione dell'iceberg, che lo
fa andare in una direzione o un'altra, non è il vento che colpisce
la parte esposta che noi vediamo, ma è la direzione della corrente
del mare che c'è sotto. Spesso noi crediamo di poter andare in una
direzione col pensiero, con la mente, ma se sotto l'iceberg –
inteso come l'inconscio – va da un'altra parte, andiamo da un'altra
parte.
In Psych-k®
si utilizza il test chinesiologico. Come funziona?
In Psych-k®
si prende dalla chinesiologia questo test che, per semplificare, è
come una specie di “macchina della verità” del corpo umano. Si
basa sul fatto che quando noi chiediamo al nostro cervello di
contrarre un determinato muscolo – in genere si lavora sulla
spalla, sul deltoide, perché è un muscolo abbastanza grosso e forte
– se affermiamo una credenza che è in distonia, in disaccordo con
quello che crede il nostro inconscio, la forza che il nostro muscolo
è in grado di esercitare è leggermente più debole di quando siamo
invece in accordo. Quindi, attraverso il test chinesiologico, facendo
una leggera pressione sul polso di una persona col braccio steso, a
parità di pressione esercitata, se la persona afferma qualcosa in
cui crede profondamente, e chiediamo alla persona di mantenere il
braccio in posizione orizzontale mentre applichiamo la forza,
normalmente il braccio resta su; ma se la persona afferma qualcosa
che nel suo inconscio non crede, la stessa pressione fa scendere quel
braccio, anche se lui cerca di tenerlo in posizione orizzontale.
Quindi si hanno degli accessi all'inconscio. Questo stesso tipo di
reazione si ha in altri casi: se la persona vive un'emozione positiva
ha più forza che se sta vivendo un'emozione negativa – quindi il
test ci dice se la persona sta vivendo uno stress depotenziante o
un'emozione potenziante; e anche su un'affermazione o negazione: con
il sì rimane più forte, con il no diventa più debole.
Puoi arrivare a
bilanciare questi squilibri?
Il test ci permette
di capire qual è la vera percezione del nostro inconscio in merito a
quello che vorremmo cambiare o modificare, o andare a scoprire. E
attraverso questa risposta, se il sistema del partner con cui stiamo
lavorando ci dice che è sicuro e appropriato andare a fare quel
lavoro che stiamo proponendo, a questa condizione si può aiutare la
persona che ha individuato una credenza limitante a trasformarla in
una credenza potenziante – attraverso quello che si chiama
bilanciamento. Oppure se uno non ha una credenza limitante ma non ha
nemmeno una credenza potenziante, la si può aiutare a creare una
credenza potenziante che va direttamente nell'inconscio.
Il fatto che
oggi ci siano degli scienziati che si occupano di questi argomenti
cosa ti suggerisce? Che la scienza oggi stia cambiando rotta e si
stia avvicinando ad argomenti che prima erano assolutamente fuori dai
suoi postulati?
Penso che oggi ci
sia una maggiore apertura su cose che prima non erano nemmeno
pronunciabili. Questa primavera al festival olistico di Milano ho
ascoltato scienziati che hanno cominciato a portare nel mondo medico
le tesi della fisica quantistica. Ci vorrà del tempo, perché
destabilizza un po' il sistema pensare che in certi casi puoi
lavorare sul piano energetico e non su quello farmacologico. Ma anche
così, senza pretendere di sostituirla, il lavoro con Psych-k®
si può tranquillamente affiancare alla medicina tradizionale.
Tu lavori molto
sul piano energetico con Psych-k®?
Si lavora molto con
l'inconscio. Sempre in accordo con l'altra persona, perché nulla
avviene se non c'è il consenso dell'altro, non tanto sul piano
razionale quanto a livello inconscio, della sua parte superiore che
sa cos'è giusto per lui. Questa è la cosa che più mi piace.
Vuoi aggiungere
qualcosa?
Mi viene da
aggiungere che Psych-k®
non è l'unico strumento che esista per lavorare su se stessi anzi,
ce ne sono tanti, io ne ho sperimentati altri e consiglio a chiunque
di sperimentarne altri. Però per me questo è uno di quelli più
veloci se non il più veloce in assoluto per riconoscere prima di
tutto di avere delle credenze limitanti, per cambiarle; soprattutto è
molto rispettoso della persona ed è sicuro, perché si chiede sempre
alla parte superiore dell'altra persona – che sa cosa è giusto per
lei – se è sicuro e appropriato fare quella certa azione che si
vorrebbe intraprendere. Se è no, non si fa, non in quel momento
almeno. E questo permette sempre di rispettare gli altri ed evitare
il rischio di aprire vasi di Pandora, che vengano fuori cose che non
andrebbero tirate fuori se non è il momento, quindi agisce più
sulla soluzione che non sul cercare il problema. E per questo che è
rapido.